Turismo Itinerante

Turismo all'aria aperta n.274

Turismo all'aria aperta - Campeggio e tempo libero: il settimanale della vacanza in libertà

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TURISMO all'aria aperta 91 MILANO Le metropoli contemporanee in tutto il mondo ci hanno abituato - purtroppo - a uno sviluppo edilizio di tipo verticale, spesso soffocante e privo di umanità. In queste megalopoli le più svariate tecnologie costruttive vengono impiegate, al fine di rendere più redditizi e speculativi gli investimenti qui realizzati. Purtroppo c'è inevitabilmente un prezzo da pagare in questi habitat: l'aspetto di questi grattacieli è sempre piuttosto simile, mentre l'umanità che li abita appare alienata, alla ricerca di quei luoghi qui inesistenti, che erano stati pensati per consentire la conoscenza tra le persone, la frequentazione, l'amicizia. Uffici, centri direzionali, mega strutture: tutto qui appare solo pensato per il lavoro e la produzione… Ecco perché oggi vi voglio far conoscere un po' più da vicino una metropoli che costituisce davvero un'eccezione in questo panorama: e lo faccio volentieri perché si tratta della "nostra" Milano, una città che ha saputo far convivere i grattacieli con i luoghi della sua storia secolare e della sua stessa tradizione. Una delle attività preferite da tutti i cittadini milanesi, e anche dai numerosi turisti che qui arrivano in ogni stagione dell'anno (quasi 10 milioni quelli registrati nel 2018!), è quella di passeggiare lungo quello che viene giudicato generalmente come il più attraente ed elegan- te: il quartiere dei famosi Navigli. Ma come nascono i Navigli e quanti sono? Anche dietro alle loro storie secolari, si celano numerose curiosità. In primis i Navigli si distinguono in Grande, Martesana e Pavese Il Naviglio Grande è il più antico. La prima fonte scritta risale al 1209 anche se i lavori potrebbero risalire al 1177, quando Milano venne ricostruita dopo l'arrivo di Barbarossa. Inizialmente lo scopo del Naviglio era quello di irrigare i campi alle porte di Milano e, for- se, anche come quello di svolgere le funzioni tipiche di un fossato difensivo. Solo dal 1257 iniziarono i lavori per renderlo navigabile. A volerlo fu il podestà Beno de' Gozzadini, che però dovette sottoporre a tassazione i beni del Clero, cos' di poter disporre dei soldi ne- cessari alla impegnativa opera. Ciò gli costò, poco tempo dopo, la vita e venne affogato nel suo stesso naviglio, almeno secondo la leg- genda. Fu Napo Torriani nel 1272 a completare i lavo- ri di navigazione. Da allora sul Naviglio passa- rono "el barchett" che trasportavano le perso- ne, e le barche per merci provenienti da ogni dove, prima che la gomma e le rotaie avesse- ro la meglio sui mezzi via acqua. Il Naviglio Pavese invece è il corso d'acqua voluto dai Visconti per unire Milano e le loro terre in direzione di Pavia. Galeazzo Visconti nel 1359 iniziò la realizzazione dei lavori. Successivamente si perse pian piano interes- se per questo Naviglio, in particolare dopo la caduta dei casati dei Visconti e degli Sforza. Fu poi il governatore spagnolo Pedro Enriquez de Acevedo a farlo ricostruire da Giuseppe Meda, che realizzò poi anche la Darsena. Infine a Milano si trova anche un terzo Navi- glio noto come Naviglio Martesana o Navi- glio Piccolo. Fu voluto da Francesco Sforza nel 1460 e si dice che una buona parte del canale e delle chiuse sia stato tracciato da Le- onardo da Vinci. Chiunque li abbia frequentati e "vissuti" anche una sola volta, si è innamo- rato inevitabilmente della bellezza che qui si respira ad ogni ora del giorno e (soprattutto!) della notte, del fascino che sanno tanto bene esercitare, delle loro prospettive architettoni- che, delle luci e dei loro mille colori, oltre che della loro storia, complessa come abbiamo raccontato. Chi poi non è riuscito a rimane- re colpito dai riflessi nell'acqua che la sera ti rapiscono, dai locali che ti offrono divertimen- to e qualcosa da bere e – chi ama la musica – può assistere a concerti di musica Jazz di particolare intensità.

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