Da Castel di Sangro al Molise (che esiste e resiste): la riscossa di Borgotufi

January 22, 2018 Fabrizio

borgotufi

La Bella Italia, quella che rischiamo di perdere per sempre schiavi di memorie vacue e semiparalizzate da tecnologie sempre più invasive e invalidanti, quella che non compare nei libri di geografia, quella nascosta tra le montagne, quella coraggiosa che resiste al gelo, dove di inverno si arriva facilmente a meno 10, quella dei silenzi impalpabili. Quella Bella Italia riparte da luoghi come Borgotufi, una manciata di case, frazione di Castel del Giudice, provincia di Isernia, Molise.

Lo chiamano albergo diffuso, un po’ come il gemello di Santo Stefano di Sessanio, Abruzzo. Li’ hanno operato uno gruppo di nord europei, in Molise ha fatto il miracolo una cordata di imprenditori locali. Le case erano cadenti e si sbriciolavano, abbandonate, condannate alla fine sicura come tantissimi borghi del centro sud fuori dalle rotte del turismo più glamour o comunque sempre più massificato. Morte per spopolamento, questo era il verdetto. E invece il miracolo, grazie anche all’influenza di una star come Niko Romito, che a pochi chilometri di distanza, a Castel di Sangro, ha aperto una scuola di cucina e di passione, collegata alla sua straordinaria magione di Casadonna.

Tra queste montagne Niko Romito ha dimostrato di poter reinventare una cucina forse destinata all’oblio, da qui è ripartito conquistando la vetta della ristorazione italiana e formando un piccolo esercito di cuochi e di giovani pronti a sciamare in tutta Italia alla conquista di postazioni di rilievo.
Due di loro, donne, si sono fermate a pochi chilometri da Casadonna, proprio a Borgotufi. La prima è Alessandra Di Paolo, alta robusta solare, 29 anni, governa la cucina e si diverte con i prodotti e le verdure del territorio, a metro zero, come ama dire. “Qui è tutto così vicino, così genuino, così naturale. Cucinare diventa quasi spontaneo, bisogna solo stare attenti a non fare brutti gesti per non rovinare quanto di buono offre la natura”.

E in effetti nei suoi piatti, che vengono serviti in una sala creata da appena due anni e mezzo assieme al restauro del borgo, dominano i sapori della campagna molisana. Si possono scegliere straordinarie pallottine di cacio e ova, la vellutata di patate e mele bio coltivate in un campo di fronte, con porcini e pancetta croccante. La chitarrina fresca al sugo di agnello o la zuppa di legumi di Capracotta. Oppure il capocollo di maiale cotto a bassa temperatura con purea di patate di Avezzano. Imperdibile la cicorietta ripassata con traccia di peperone crusco. Per finire torta di mele bio, cannella e salsa alla vaniglia. Mele coltivate, in campi antistanti di 40 ettari, insieme dai contadini e dall’ente pubblico, guidato da tre mandati da un sindaco sui generis, Lino Gentile.

Tutto territorio dunque, comprese le pietre che sono servite ad ornare la sala ristorante le mura esterne e le pareti delle camere. In totale la sapiente opera di restauro ne ha tirate fuori 33 per 100 posti letto comodissimi, con camini e cucine. E poi c’è il centro benessere con piscina, bagno turco, sala massaggi, palestra. E soprattutto silenzio, pace, natura con possibili divagazioni nel parco della Maiella e in parco d’Abruzzo, con itinerari in bici, rafting, castelli, cattedrali e ancora silenzio.
Il tutto governato dalla seconda Romito-girl Giusy Trapasso: 33 anni, hotel manager, che dalla scuola di Castel di Sangro è passata a Praiano, per tornare poi sui monti del Molise e accettare questa sfida. “Che vinceremo. Ne sono certa. Qui tutto tifa per noi: la natura, l’ambiente, la campagna, la scuola di un grande maestro, il cibo buono, il relax e la voglia sempre più diffusa di scoprire un turismo sano, diverso, a dimensione umana”. Borgotufi, per l’appunto: albergo diffuso e luogo dell’anima

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